mercoledì 1 ottobre 2008
La morte a Venezia
(Thomas Mann, Der Tod in Venedig, 1912)
Monaco di Baviera, primi anni del Novecento.
Gustav von Aschenbach è uno scrittore di successo. Riceve ambiti premi letterari, viene elogiato dai lettori e dalla critica più colta, è subissato da migliaia di apprezzate lettere di un pubblico in visibilio. Eppure, durante una passeggiata, riflettendo sulla sua vita e sul suo successo, Aschenbach pensa di non aver condotto una vita completa. Sì, probabilmente è molto più istruito di altri, sa parlare in modo dotto e comportarsi impeccabilmente secondo la più rigida etichetta, ma può dire di aver vissuto nel senso più stretto della parola? Può affermare con certezza di essere in grado di divertirsi, di gioire delle piccole cose, di provare sentimenti cui si è sempre volutamente sottratto? E la risposta arriva, indirettamente, dal suo inconscio: un misterioso, strano impulso che lo spinge a un cambiamento improvviso, magari temporaneo, ma pur sempre radicale. Decide di concedersi una vacanza. Smette di scrivere, di pensare ai suoi libri, di sviluppare concetti complessi da mettere per iscritto, e sceglie di allontanarsi dalla sua città, lasciandosi tutto quel che ha alle spalle. La destinazione gli appare subito evidente: Venezia.
Già una volta aveva soggiornato nella Serenissima, e decide di tornarvi. Prenota una camera presso un prestigioso albergo e qui decide di trascorrere alcuni giorni in pace. Ma un giorno, durante l'ora di pranzo nell'elegante salone dell'albergo, Aschenbach si sofferma a guardare un gruppo di clienti polacchi seduti poco lontano, tra cui spicca "un ragazzo dai lunghi capelli […]. Con meraviglia Aschenbach vide che il ragazzo era di una bellezza perfetta."
Eccezionalmente, vede incarnati in quel ragazzo tutti i canoni di bellezza che da sempre aveva immaginato; attorno a lui si respira un'aura quasi divina, che richiama alla mente le antiche sculture greche. Aschenbach decide senza accorgersene di seguire i suoi istinti e inizia a interessarsi al ragazzo. Scopre, dalle sue reminescenze di lingua polacca, che il suo nome è Tadzio; lo segue ovunque, lo osserva, gli sorride e si vede corrisposto, anche se da lontano. In breve tempo, se ne scopre innamorato.
Di giorno in giorno, Aschenbach cerca disperatamente di attirare l'attenzione di Tadzio, sin quasi a coprirsi di ridicolo, fino al giorno in cui Venezia viene investita da un'ondata di colera. Ma neanche allora l'uomo desiste. È deciso a restare nel luogo dove si trova anche Tadzio, rischiando la sua stessa vita e sfidando il letale contagio...
La morte a Venezia fu ispirato da esperienze dirette che Thomas Mann ebbe a proprio nel capoluogo veneto, durante una vacanza in compagnia di sua moglie. Quest'ultima si affrettò a dire che l'opera del consorte non era un diario.
"Il primissimo giorno nella sala da pranzo, vedemmo la famiglia polacca, che appariva esattamente nel modo in cui la descrisse mio marito: le ragazze erano vestite in modo abbastanza convenzionale ed austero, e il bellissimo e affascinante ragazzino di tredici anni indossava un vestito alla marinara con colletto aperto e merletti molto graziosi. Attirò immediatamente l'attenzione di mio marito. Quel ragazzo era straordinariamente attraente, e mio marito lo osservava in continuazione con i suoi compagni sulla spiaggia. Non lo inseguì per tutta Venezia – questo non lo fece – ma il ragazzo lo affascinò […]."
Una delle cose che possono immediatamente balzare all'occhio del lettore è che l'argomento trattato nel romanzo sia l'innamoramento omosessuale oppure la pedofilia. Leggendo, non si ha questa impressione. Certo, Aschenbach si innamora di un ragazzo (Tadzio ha infatti quattordici anni), ma questo non ha a che vedere con i moderni concetti di omosessualità o pederastia. Aschenbach si innamora dei canoni di bellezza espressi dalla figura di Tadzio. È importante sottolineare come i due non si parlino mai nel corso dell'intero romanzo e come, verosimilmente, il ragazzo non ricambi affatto i sentimenti dell'uomo (sentimenti, peraltro, non espressi chiaramente in alcun contesto); forse ricambia gli sguardi e i sorrisi per mera educazione. Viene infatti illustrato come il giovane e le sue sorelle si comportino garbatamente e in rispetto della buona creanza in qualunque occasione. È certamente possibile il classico colpo di fulmine, ma non saprei con quale sicurezza si possa dire che sia amore e non una semplice infatuazione, concetto ingigantito dallo status di libertà che pervade il protagonista. Lo scrittore si trova infatti in vacanza, è al di fuori di ogni vincolo che poteva comprometterlo in patria, si trova in una città rinomata per lo spirito di festa e per le bizzarrie introvabili altrove (le sfilate di maschere, le gondole...). Ma ovviamente il giudizio va al singolo lettore.
A livello di scrittura, La morte a Venezia è piuttosto scorrevole, e non contiene nulla di peccaminoso, eretico o cose del genere. Il dipinto che Mann ci dà della Venezia di quell'epoca ha un che di romantico, di tranquillizzante, al fine di permettere al lettore di entrare nella rilassata situazione di Aschenbach e comprendere meglio i suoi sentimenti.
Il sopraggiungere del colera ribalta del tutto la narrazione. Venezia appare sporca, sordida, pericolosa e ingannevole. Ma forse ingannevole lo era sin dall'inizio; il vecchio che irrita il protagonista durante il viaggio verso la città potrebbe essere un avvertimento che il fato vuole dare, ma che non viene raccolto, se non con estremo disgusto.
Il secondo capitolo è semplicemente sgradevole. Che Aschenbach sia un bravo scrittore lo si era compreso nel primo capitolo, ma qui viene ripetuto all'inverosimile, con insistenza, oserei dire con arroganza.
L'ultimo capitolo, invece, offre la scena più potente del libro. Lo scrittore si trova in una piazzetta buia che "pareva stregata e abbandonata", e siede sui gradini di un pozzo oscuro, mentre intorno a lui l'intera città si ammala e muore.
Buona lettura.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento
Chi vuole può lasciare un commento, ma dev'essere consapevole del fatto che questo sito è moderato: volgarità e spam non sono tollerati.